Arriva in Italia una nuova associazione di farmaci anti-epatite C (mentre l’Ema monitora i primi antivirali)

8 febbraio 2017
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Anche in Italia è ora disponibile la nuova combinazione elbasvir/grazoprevir anti-epatite C. L’associazione dei due antivirali con o senza ribavirina, è somministrati per il trattamento del virus dell’epatite C cronica genotipo 1 e 4 negli adulti. Il decreto di autorizzazione Aifa per la combinazione dei due farmaci è stato pubblicato in Gazzetta ufficiale il 7 febbraio. Il farmaco arriva nel nostro paese dopo Stati Uniti e Canada dove l’associazione era già disponibile da oltre un anno e dopo molti Paesi europei, in cui è arrivato da luglio, e ha anche ottenuto il riconoscimento del profilo di innovatività. Migliaia di pazienti cronici con Hcv in tutto il mondo hanno partecipato al programma di sviluppo clinico del farmaco, che è stato progettato per rispondere anche ai bisogni terapeutici dei pazienti fragili: con precedente fallimento del trattamento, con cirrosi compensata o già trattati con peginterferone più ribavirina, con o senza un inibitore della proteasi.

La combinazione Elbasvir/grazoprevir ha dimostrato elevatissimi tassi di risposta virologica sostenuta – ha spiegato Nicoletta Luppi, presidente e amministratore delegato di Msd Italia azienda proprietaria del farmaco – e rappresenta la vera innovazione per un deciso passo in avanti nel perseguire l’obiettivo di eradicazione dell’Hcv nei genotipi 1 e 4. Il farmaco dispone di evidenze cliniche per un ampio range di pazienti, inclusi i difficili da trattare. È una terapia maneggevole per il medico e il paziente e presenta limitate interazioni farmacologiche”.

Intanto le agenzie regolatorie continuano a tenere sotto controllo i super farmaci contro l’epatite C in quanto potrebbero essere responsabili di una riattivazione dell’epatite B nei pazienti affetti da entrambe le forme virali. L’Agenzia europea dei medicinali Ema dallo scorso anno ha infatti avviato una revisione per valutare l’entità della riattivazione dell’infezione e se saranno necessarie misure per ottimizzare il trattamento. Nei pazienti trattati con i nuovi antivirali ad azione diretta infatti è stata riscontrata la ricomparsa dell’infezione B attiva in pazienti in cui era stata inattivata. Fino a poco tempo fa gli interferoni rientravano nei regimi di trattamento per questa infezione ed erano in grado di agire contro entrambi i virus. Il Comitato di farmacovigilanza e valutazione del rischio (Prac) dell’Ema, sulla base della revisione dei casi, pensa potrebbe essere dovuta alla riduzione del virus dell’epatite C per via del farmaco, e la mancanza di azione dell’antivirale sul virus dell’epatite B. Ancora però non è chiaro quale sia il meccanismo che porta alla riattivazione della malattia. Potrebbe anche essere il risultato di un complesso di interazioni tra risposte immunologiche all’infezione di due tipologie di virus. La revisione degli antivirali ad azione diretta per il trattamento dell’epatite C è stata avviata il 17 marzo 2016 su richiesta della Commissione Europea, ai sensi dell’articolo 20 del Regolamento 726/2004. Il 14 aprile 2016 lo scopo della revisione è stato esteso per includere il rischio di cancro al fegato, in aggiunta al potenziale rischio di riattivazione dell’epatite B. Da qui la raccomandazione anche dell’Ema, di mettere un avviso sul foglio informativo dei farmaci sulla riattivazione dell’epatite B e su come minimizzarla. Nonché la raccomandazione di eseguire lo screening per l’epatite B prima di iniziare il trattamento e l’invito per le aziende farmaceutiche a fare uno studio per valutare il rischio di tumore al fegato nei pazienti con epatite C cronica e cirrosi trattati con tali farmaci.

“Mentre il lavoro degli esperti è in corso – spiega l’Agenzia europea – i pazienti devono rivolgersi al loro medico o farmacista se hanno domande o dubbi.   Daklinza (daclatasvir), Exviera (dasabuvir), Harvoni (sofosbuvir/ledipasvir), Olysio (simeprevir), Sovaldi (sofosbuvir) e Viekirax (ombitasvir/ paritaprevir/ritonavir), sono i farmaci antivirali ad azione diretta – che agiscono bloccando l’azione di proteine presenti nel virus dell’epatite C, essenziali per la replicazione del virus – sono stati approvati nella Ue per il trattamento dell’epatite cronica C”.

Non diversa l’attività dell’Ente regolatorio americano, la Food and drug administration (Fda), che ha richiesto alle aziende produttrici di questi farmaci il cosiddetto “black-box warning”, ossia le avvertenze di possibili rischi per la salute che sono indicate sulla confezione dei medicinali. Nove i medicinali sotto accusa secondo la Fda (pubblicati in un documento sul sito dell’agenzia lo scorso ottobre): Daklinza (daclatasvir) di Bristol-Myers Squibb, Epclusa (sofosbuvir e velpatasvir), Harvoni (ledipasvir e sofosbuvir) e Sovaldi (sofosbuvir) di Gilead Sciences, Olysio (simeprevir) di Janssen, Technivie (ombitasvir, paritaprevir e ritonavir), Viekira Pak (dasabuvir, ombitasvir, paritaprevir e ritonavir), Viekira Pak XR (dasabuvir, ombitasvir, paritaprevir e ritonavir) di Abbvie e Zepatier (elbasvir e grazoprevir) di Merck Sharp Dohme. L’Fda ha identificato ventiquattro casi di riacutizzazione dell’epatite B tra il 22 novembre 2013 al 18 luglio 2016.