
Il “mal di pancia” è una delle espressioni più comuni con cui i cittadini descrivono disturbi molto diversi tra loro: crampi addominali, gonfiore, diarrea, stipsi, bruciore gastrico, pesantezza post-prandiale o dolore localizzato nella parte bassa dell’addome. Proprio questa genericità rende il sintomo familiare ma, allo stesso tempo, spesso poco compreso.
È da questa premessa che nasce “Capire la Pancia”, progetto promosso da SIFAC – Società Italiana di Farmacia Clinica, con il contributo non condizionante di Opella, per migliorare la gestione dei disturbi gastrointestinali più comuni e rafforzare il ruolo della farmacia di comunità nel self-care. Alla base dell’iniziativa c’è una survey osservazionale condotta in farmacie italiane tra ottobre e dicembre 2025 su 406 adulti, dai 18 agli 87 anni, per analizzare percezioni, comportamenti e bisogni legati al mal di pancia.
Probiotici, antispastici e antiacidi: cosa racconta il comportamento dei cittadini
La survey mostra che tra i prodotti più utilizzati per gestire il mal di pancia compaiono i probiotici o fermenti lattici, indicati dal 57,4% degli intervistati, seguiti dagli antispastici e dagli antiacidi o farmaci per la secrezione gastrica. Questo dato è particolarmente interessante perché conferma quanto il microbiota sia ormai entrato nella percezione comune del benessere gastrointestinale, anche quando non sempre il cittadino possiede strumenti adeguati per capire quando, come e perché utilizzare un probiotico.
Per il farmacista questo significa poter intercettare una domanda già presente e orientarla in modo più appropriato. Non tutti i disturbi addominali richiedono lo stesso approccio e non tutti i probiotici sono equivalenti per composizione, ceppi, dosaggio, indicazioni e durata d’uso. Il consiglio professionale può quindi aiutare a evitare scelte casuali, uso improprio o aspettative eccessive, spiegando al cittadino che il supporto al microbiota può avere razionale in alcune condizioni, ma va inserito in una valutazione più ampia del sintomo, dello stile di vita, dell’alimentazione, dell’eventuale terapia farmacologica e della storia clinica.
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Fonte: Microbioma.it – 7 Maggio 2026

