
In questo tempo in cui la fiducia nelle istituzioni sanitarie viene messa alla prova, l’Europa è chiamata a una scelta netta: consolidare i progressi ottenuti con le vaccinazioni o rischiare di arretrare. La dichiarazione congiunta della Commissione europea, dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e dell’Unicef, diffusa in occasione della Settimana europea dell’immunizzazione, suona come un richiamo politico prima ancora che sanitario.
Dal 2007 a oggi, le campagne coordinate e i programmi nazionali hanno contribuito a ridurre drasticamente l’impatto delle malattie prevenibili. Un esempio eclatante è la campagnazia globale per l’eradicazione della polio che in pochi decenni ha ridotti il numero dei bambini paralizzati dalla malattia nel mondo da oltre 300 mila a poche decine. Questi risultati, però, non possono essere dati per acquisiti: senza investimenti continui e una leadership determinata, i progressi rischiano di dissolversi sotto il peso di disinformazione, disuguaglianze e accessi non uniformi.
Non si tratta solo di numeri o coperture vaccinali, ma di un principio di equità. Proteggere i più vulnerabili, raggiungere le comunità marginalizzate, garantire a ogni bambino il diritto alla prevenzione: è qui che si misura la tenuta del progetto europeo.
I vaccini sono uno degli strumenti più efficaci della sanità pubblica ma la loro forza dipende dalla volontà politica di sostenerli. E, oggi più che mai, arretrare non è un’opzione.
Valerio Cimino

