Se i farmacisti possono prescrivere i farmaci come i medici

30 marzo 20170
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Farmacisti e infermieri sono in grado di prescrivere terapie al pari dei medici di medina generale. A dirlo è una revisione condotta dalla Cochrane che ha preso in esame 46 studi in cui l’attività di figure professionali “non mediche” è stata confrontata con quella dei camici bianchi. In diversi paesi, infatti, da diversi anni alcuni operatori sanitari hanno la possibilità di svolgere un’attività di prescrizione simile a quella del medico di base (in primis il Regno Unito che lo permette dal 2006). L’intento è sfruttare le risorse non mediche per facilitare l’accesso ai farmaci e il lavoro dei medici di medicina generale, ottimizzando, di conseguenza, il Servizio sanitario nazionale. Proprio per verificare la fattibilità di questa proposta, sono stati condotti diversi studi di confronto sulla capacità dei “prescrittori indipendenti” di iniziare, cambiare o sospendere un trattamento senza una stretta supervisione medica.

I ricercatori Cochrane hanno incluso nella loro indagine 26 studi che hanno coinvolto infermieri e 20 che hanno coinvolto farmacisti per un totale di 37,337 partecipanti. In 45 studi sono state confrontate direttamente le due categorie di medici e farmacisti/infermieri, mentre in uno è stata presa in esame l’attività di infermieri supportati da linee guida e non. Gli studi in particolare hanno verificato l’attività delle due categorie di professionisti nel gestire problematiche acute e croniche, in contesti di cura primarie e secondaria. Sono anche stati comparati fra di loro i diversi gruppi di prescrittori non medici e infine è stata verificata l’efficacia di un eventuale formazione sempre su questi gruppi. La maggior parte delle ricerche sono state condotte in Usa (25), sei nel Regno Unito e le restanti in Australia, Canada, Irlanda e Olanda. Quattro studi sono stati condotti in Paesi a basso reddito: Colombia, Sud-Africa, Uganda e Tailandia.

Dall’analisi dei dati è emerso che gli outcome dei pazienti, dopo prescrizione operata da infermieri o farmacisti, erano simili a quelli successivi a prescrizione medica. In particolare per quanto riguarda le singole patologie, nel caso dell’ipertensione, i pazienti trattati con farmaci ricevuti da infermieri e farmacisti hanno fatto registrare livelli pressori inferiori rispetto ai soggetti in terapia con medici (-5,31 mmHg in 12 trial per un totale di 4.229 pazienti). Stesso risultato per quanto riguarda i valori di colesterolemia-Ldl ed emoglobina glicata che rispettivamente in sette e sei trial (1469 e 775 partecipanti), hanno riportato una riduzione dei valori maggiore con il gruppo di prescrittori non medici ((-0,21 mmol/L; -0,62%). Dalla metanalisi di quattro studi inoltre è emerso come la prescrizione di farmacisti e infermieri sia associata anche a una maggiore aderenza. Non si è riscontrata invece una differenza significativa tra i due gruppi per quanto riguarda gli eventi avversi. Nella maggior parte degli studi in cui sono stati prescritti farmaci, infermieri e farmacisti ne hanno prescritto di più, hanno aumentato il dosaggio e utilizzato maggiore varietà di prodotti rispetto ai medici di medicina generale. In generale i pazienti sono rimasti soddisfatti in entrambi i casi così come la qualità di vita correlata alla salute è risultata simile.

“La revisione – concludono gli autori –indica che i prescrittori non medici sono in grado di prescrivere terapie al pari dei colleghi medici. Gli studi futuri dovranno chiarire se sfruttare queste risorse può portare a un minor consumo di risorse cliniche e a un risparmio economico nei paesi ad alto e basso reddito”.


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