
Il farmacista è sempre più un punto di riferimento per la gestione dei disturbi minori e l’orientamento dei cittadini, ma il suo ruolo si scontra con criticità organizzative ed economiche.
Un recente rapporto della Federazione internazionale farmaceutica (FIP), basato su 779 professionisti di 45 Paesi, evidenzia che oltre nove farmacisti su dieci segnalano carichi di lavoro eccessivi e mancanza di tempo per le consulenze. Il 43,5% non riceve alcun compenso per le attività dedicate all’autocura. Si aggiungono accesso limitato alle informazioni cliniche, carenza di spazi riservati, protocolli condivisi e opportunità formative. Sebbene oltre l’80% si senta sicuro nella gestione dei farmaci da banco, emergono incertezze con pazienti fragili e sintomi complessi.
Per riconoscere concretamente il valore del farmacista e rafforzare le cure primarie occorre promuovere la formazione continua, l’integrazione nei percorsi assistenziali e la remunerazione delle consulenze
Valerio Cimino

