La stipsi costituisce un problema di salute di rilevanza globale. Le stime epidemiologiche indicano una prevalenza compresa tra il 10% e il 20% della popolazione generale, con variazioni legate ai criteri diagnostici adottati, alle differenze socioculturali, agli stili di vita e ai modelli alimentari. Il disturbo non è limitato ai Paesi industrializzati, ma osservabile in tutte le aree geografiche, con pattern eterogenei. La stipsi può interessare tutte le fasce d’età, dall’età pediatrica fino alla popolazione geriatrica, ma mostra una distribuzione non uniforme. È più frequente nel sesso femminile, con un rapporto M/F approssimativamente pari a 1:2. L’incidenza e la prevalenza aumentano progressivamente dopo i 50 anni, con un picco nei soggetti oltre i 65 anni, nei quali contribuiscono politerapia, ridotta mobilità, modificazioni dietetiche e comorbilità croniche. È stato inoltre osservato che fino al 75% dei pazienti ricoverati in ospedale o residenti in case di riposo fa uso di lassativi.
La stipsi, in particolare quando è cronica, impatta negativamente sulla qualità della vita e sulle attività lavorative dei soggetti che ne soffrono. La maggior parte dei pazienti ricorre all’automedicazione e circa il 50% si dichiara insoddisfatto del trattamento utilizzato, elemento che sottolinea l’importanza strategica del counselling in farmacia e della corretta selezione terapeutica.
Alla luce di tali dati, la farmacia di comunità si configura come un presidio sanitario importante nella gestione della stipsi, non solo per l’elevata prevalenza del disturbo, ma anche per l’ampio ricorso a trattamenti senza obbligo di prescrizione.
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- Marzo 2026

